Sri Lanka e il giardino paradiso

By | 6 ottobre 2015


Sono reduce da un viaggio che mi ha condotta in Sri Lanka e tuttora mi sento sotto l’effetto di una profonda fascinazione.

Tambapanni, Tabropane, Serendib, Ceylon, Perla d’Oriente, Lacrima dell’India: è infinita la lista dei nomi che questa meravigliosa isola ha collezionato nel corso del tempo per merito di marinai greci, navigatori dell’antica Arabia, o avventurieri e romantici.

Anche la parola inglese serendipity, di difficile traduzione, ovvero trovare qualcosa cercando qualcos’altro, trae origine dalla complessa trasformazione degli antichi appellativi dell’isola.

Il significato originario di “Sri Lanka” sembra essere “isola della tana dei leoni” e la tana del leone mi fa pensare a un posto pieno di ardore, lo stesso ardore che i primi abitanti dell’isola devono aver provato nel relazionarsi a questo meraviglioso grande Giardino primordiale, di cui oggi rimangono tracce profonde leggibili in un territorio fatto di giungle,  laghi, vaste distese e tanto altro.

Una condizione naturale di Paradiso permanente nell’accezione più profonda del termine che racchiude un concentrato di Parchi Nazionali e Giardini Botanici unici al mondo  come gli incantevoli Royal Botanic Gardens di Peradeniya.

A pochi chilometri da Kandy e precisamente a Peradeniya, raggiungibili in un intricato ed affollato  percorso in cui natura umana, vegetale ed animale si mischiano incommensurabilmente, si trovano quelli che possono essere  considerati tra i più bei Giardini del pianeta.

La storia dei Royal Botanic Gardens risale al lontano 1371 quando il re Wickramabahu III ascese al trono e tenne la sua corte a Peradeniya vicino al fiume Mahaweli Ganga.

Da quel momento, probabilmente per la bellezza da togliere il fiato delle rive del Grande fiume sabbioso e per la loro fertilità, i sovrani e i conquistatori dell’epoca coloniale che si sono avvicendati sul territorio lo hanno decretato  luogo nobile per la crescita delle più svariate specie di fiori e piante.

Nel 1821  la sovrintendenza di Mr. Alexander Moon fu il punto di partenza di un  grande processo di espansione e catalogazione delle piante, che portò i successivi sovrintendenti ad arricchire le collezioni e ad ampliare gli spazi organizzandoli secondo una disposizione planimetrica di grande respiro, un polmone verde che si modella sulle rive del Mahaweli.

Il risultato è un’immensa raccolta di piante e fiori che nell’insieme appare come la nobilitazione di tutto quello che nel mondo vegetale c’è di più raro e bello, perciò assimilabile al Paradiso.

Visitabile a piedi o con automezzi aperti che consentono la visione e la sosta ogni qualvolta lo si desideri, è un luogo in cui il visitatore può ammirare filari di palme che disegnano stupefacenti prospettive (Cabbage Palm Avenue, Palmyrah Palm Avenue, Royal Palm Avenue) o  alberi giganti che sono pezzi di storia come l’immenso ed inamovibile Java Fig Tree al centro del grande prato rasato.

La collezione di bamboo in cui spicca il Bamboo gigante di Burma, il più grande del mondo, è trascendentale: queste nobili aste possono raggiungere l’altezza di 30-40 m e un diametro di 20-25 cm. I germogli crescono  con un ritmo di 30 cm al giorno.

Anche la raccolta di tutti i tipi d’ erba dello Sri Lanka merita un’attenta osservazione: spicchi verdi disposti in semicerchio  raccontano la storia “green” di un territorio estremamente rigoglioso.

La visita di Orchid house è una gioia per gli occhi: si tratta di un’affascinante esposizione di orchidee che sfoggia innumerevoli esemplari anche di grandi o piccole dimensioni. Qui le parole “colore” o “esotico” trovano veramente una  ragione d’essere.

All’interno dei Royal Botanic Gardens, seduti sulle radici dei Grandi Alberi, teneri innamorati contemplano il proprio destino mentre studenti universitari silenziosi e straordinariamente rispettosi ascoltano lezioni di botanica “en plein air”. Un amico singalese mi mostra con orgoglio l’interno di un fiore grande, carnoso e dal profumo intenso: “Vedi, qui c’è un piccolo Stupa”.

Solo l’ammirata devozione di un singalese può vedere nel ventre del fiore dell’albero Couroupita guianensis la magica forma architettonica.

E così Peradeniya mi appare come un posto sacro dove la natura racchiude  straordinari codici geometrici e architettonici, un luogo in cui macrocosmo e microcosmo sono indissolubilmente legati, un vero Giardino Paradiso.

Kaliópi

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