Un Giardino d’Acque: Villa d’Este

By | 10 maggio 2015

Fontata e statue Villa d'Este

II Giardino di Villa d’Este a Tivoli rappresenta uno dei più straordinari esempi  di dialogo  ininterrotto  tra vegetazione, pietra e acqua.

La peculiarità del territorio e del sito, caratterizzato da pendii e dislivelli, ha ispirato agli artefici dell’opera una sontuosa organizzazione di terrazzamenti che fanno inevitabilmente pensare a una grande scenografia teatrale.

Il Giardino è sempre luogo d’incontri e così probabilmente lo pensò il Cardinale Ippolito II d’Este: un mirabile palcoscenico in cui passeggiare, colloquiare, mettersi in ascolto e contemplare.

La percorrenza e percezione del complesso architettonico-paesaggistico svela e sottende l’ intenzione del suo autore: quella di creare un percorso che è  educazione al bello con sentieri interrotti da statue cariche di valenze simboliche, acque il cui suono purifica colui che vede e osserva, vegetazione che dialoga con fontane e pietra calcarea, duttile, tenera, evanescente.

I Romani pensavano che in ogni luogo vi fosse una presenza naturale o soprannaturale custode e depositaria del luogo stesso, un genio.

Quale sia oggigiorno il Genius Loci e la sua incarnazione è dato decidere da ognuno di noi: la statua di Venere nel cortile d’ingresso, il simulacro della Sibilla Tiburtina nella Fontana dell’Ovato, la Diana nella Fontana dell’Abbondanza.

I corsi d’acqua del luogo, incanalati e mirabilmente condotti, fluiscono ovunque senza soluzione di continuità in fontane e zampilli.

Un eccellente esempio d’ ingegneria idraulica che sfrutta la pressione naturale dell’acqua e il principio dei vasi comunicanti,  vera sostenibilità ambientale “ante litteram” e durevolezza nei secoli.

By Kaliópi

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